angoscia e vita pulsionale
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Sigmund Freud
VOLUME SECONDO - SECONDA SERIE DI LEZIONI
angoscia e vita pulsionale
Signore e Signori, non
vi stupirete che abbia parecchie novit da comunicarvi a
proposito della nostra concezione dell'angoscia e delle pulsioni
fondamentali della vita psichica, e nemmeno
di apprendere che nessuna di esse pretende
di passare per la soluzione definitiva di problemi che
sono ancora m sospeso. E' con un preciso intento che parlo qui di "concezioni".
Si tratta dei problemi pi ardui che
a noi si pongono, ma la difficolt non risiede in una
qualche insufficienza delle osservazioni (tali
enigmi ci vengono proposti dai fenomeni pi frequenti e familiari)
e neppure nella profondit delle speculazioni alle quali inducono,
poich l'elaborazione speculativa ha poca
importanza in questo campo. Al contrario, si tratta realmente di
concezioni, ossia di introdurre le giuste
rappresentazioni astratte, la cui applicazione
al materiale greggio dell'osservazione faccia ivi
sorgere ordine ed evidenza.
All'angoscia ho gi dedicato
una lezione, la venticinquesima della serie precedente. Ne
ripeto in succinto il contenuto. Abbiamo detto che l'angoscia
uno stato affettivo, ossia una combinazione tra determinate sensazioni
della serie piacere-dispiacere e le corrispondenti
innervazioni di scarica e la loro percezione; ma che
probabilmente anche il
sedimento di un evento particolarmente
importante, assimilato per eredit, e
quindi paragonabile all'attacco isterico che ci colpisce individualmente.
Come evento che ha lasciato una simile traccia affettiva abbiamo
chiamato in causa il processo della nascita, nel quale compaiono
quegli effetti sull'attivit cardiaca e sulla
respirazione che sono caratteristici dell'angoscia. La primissima
angoscia sarebbe dunque stata un'angoscia tossica. Siamo
partiti quindi dalla distinzione fra angoscia reale e
angoscia nevrotica: la prima una reazione, che ci sembra comprensibile,
al pericolo, ossia a un danno atteso dall'esterno; assolutamente
enigmatica, quasi fosse senza scopo, l'altra. In un'analisi
dell'angoscia reale, abbiamo ricondotto quest'ultima
a uno stato di accresciuta attenzione sensoriale
e tensione motoria, la cosiddetta
"disposizione all'angoscia". E' da
questa che si sviluppa la reazione d'angoscia.
A questo punto due sono gli esiti possibili: o
lo "sviluppo d'angoscia" - la ripetizione
dell'antica esperienza traumatica - si limita a un segnale,
e allora il resto della reazione pu
adeguarsi alla nuova situazione di pericolo,
risolversi in fuga o in difesa; oppure il passato
mantiene il sopravvento, l'intera reazione
si esaurisce nello sviluppo d'angoscia, e allora
lo stato affettivo diviene paralizzante e inappropriato
nei riguardi del presente. Ci siamo poi rivolti all'angoscia
nevrotica e abbiamo detto che assume tre forme diverse. La prima,
quella di ansiet generale liberamente fluttuante,
la cosiddetta "angoscia d'attesa", pronta ad agganciarsi transitoriamente
a qualsiasi nuova possibilit si presenti, come avviene
ad esempio nella tipica nevrosi d'angoscia. La seconda forma
quella dell'angoscia strettamente legata a determinati
contenuti rappresentativi caratteristica
delle cosiddette "fobie", nelle quali possiamo
ravvisare ancora un rapporto con il pericolo
esterno, ma dobbiamo ritenere smisuratamente
esagerata la paura di fronte a esso. E infine, in terzo luogo,
troviamo l'angoscia nell'isteria e in altre forme di nevrosi gravi,
la quale o accompagna certi sintomi o compare indipendentemente
sotto forma di attacco o di
stato pi persistente, tuttavia senza aver mai
un fondamento evidente in un pericolo esterno. Ci siamo posti in
seguito due interrogativi: di che cosa si ha paura
nell'angoscia nevrotica? e: come si pu metterla in rapporto
con l'angoscia reale di fronte a pericoli esterni?
Le nostre ricerche non sono rimaste infruttuose,
anzi abbiamo acquisito alcuni importanti punti fermi.
Per quanto riguarda l'angoscia d'attesa, l'esperienza
clinica ci ha insegnato a riconoscere una connessione
costante col bilancio libidico della vita sessuale.
La causa pi comune della nevrosi d'angoscia
l'eccitamento frustraneo. Un eccitamento libidico, cio,
viene suscitato ma non soddisfatto, non utilizzato; al posto
di questa libido, distolta dal suo impiego, compare
l'ansiet. Ritenni addirittura di poter
dire che questa libido insoddisfatta si trasforma direttamente
in angoscia. Tale concezione trov
un appoggio in certe fobie regolarmente ricorrenti
nei bambini piccoli. Molte di queste
fobie ci riescono assolutamente enigmatiche,
ma di altre, come la paura di rimanere soli o la
paura davanti a persone estranee, possiamo dare una spiegazione
sicura. La solitudine, come pure il viso estraneo, risvegliano la
nostalgia per la presenza familiare della madre; il bambino
non pu dominare questo eccitamento libidico,
non pu tenerlo in sospeso, e lo trasforma in angoscia. Questa
angoscia infantile non va quindi annoverata tra le angosce
reali, bens tra quelle nevrotiche. Le fobie infantili
e l'angoscia d'attesa della nevrosi d'angoscia ci offrono
due esempi di uno dei modi in cui sorge l'angoscia nevrotica:
mediante trasformazione diretta della libido.
Vedremo immediatamente un secondo meccanismo,
che si dimostrer non molto diverso dal primo. Il meccanismo
responsabile dell'angoscia nell'isteria e nelle
altre nevrosi il processo della rimozione. Riteniamo
possibile descriverlo in modo pi completo
che in precedenza, tenendo separata mentre
ne seguiamo le vicende la rappresentazione da rimuovere
dall'importo libidico che vi
aderisce. E' la rappresentazione che
subisce la rimozione e pu eventualmente venir
deformata fino a diventare irriconoscibile, il suo importo
d'affetto invece trasformato regolarmente in
angoscia, e ci indipendentemente dalla sua natura, sia essa
aggressivit o amore. Concludendo, essenzialmente
indifferente la ragione per cui un importo di libido
divenuto inutilizzabile: se per debolezza infantile
dell'Io, come nelle fobie dei bambini, o in seguito a
processi somatici nella vita sessuale,
come nella nevrosi d'angoscia, oppure a causa della rimozione,
come nell'isteria. In effetti, dunque, i
due meccanismi di origine dell'angoscia nevrotica
coincidono. Nel corso di queste ricerche abbiamo fissato la nostra
attenzione su una relazione estremamente
importante fra lo sviluppo d'angoscia e la formazione
di sintomi, e cio sul fatto che l'uno pu stare per
l'altro e sostituirlo. Le sofferenze dell'agorafobo, ad esempio,
cominciano con un attacco d'angoscia per la strada. A ogni sua nuova uscita
l'attacco si ripeterebbe. Il poveretto forma a questo punto il
sintomo dell'agorafobia, che si pu
anche chiamare un'inibizione, una limitazione funzionale dell'Io,
e si risparmia cos l'attacco d'angoscia.
Si osserva il fenomeno inverso quando si interferisce
nella formazione dei sintomi, come si pu fare ad esempio
nel caso delle ossessioni. Se si impedisce all'ammalato di eseguire
il suo cerimoniale di lavacri, egli cade in uno stato d'angoscia
duro da sopportare, contro il quale il suo sintomo lo aveva manifestamente
protetto. Sembra, cio, che lo sviluppo
d'angoscia sia l'antecedente, e la formazione del sintomo il conseguente,
come se i sintomi venissero creati per evitare che scoppi lo stato
d'angoscia. Ci anche confermato dal fatto che le
prime nevrosi dell'et infantile sono fobie, ossia stati in cui
chiaramente si riconosce come un iniziale sviluppo
d'angoscia viene sostituito dalla successiva formazione
di un sintomo; abbiamo la netta sensazione
che queste interrelazioni ci facilitino
la comprensione dell'angoscia nevrotica. E nello stesso tempo siamo riusciti
a dare una risposta al quesito relativo a ci di cui
si abbia paura nell'angoscia nevrotica e a stabilire cos il collegamento
fra angoscia nevrotica e angoscia reale. Quel che si teme
evidentemente la propria libido. La differenza rispetto alla situazione
dell'angoscia reale risiede in due punti: che il pericolo
interno invece che esterno e che non viene riconosciuto consciamente. Nel
caso delle fobie possibile scorgere con molta chiarezza come questo
pericolo interno viene convertito in esterno, e quindi come l'angoscia
nevrotica viene trasformata in apparente
angoscia reale. Supponiamo, per semplificare uno stato di cose spesso assai
complicato, che l'agorfobo viva costantemente nel timore
che gli incontri fatti per strada risveglino
in lui delle tentazioni. Nella sua fobia egli opera uno spostamento e
dopo di allora si angustia per una
situazione esterna. Il suo tornaconto sta, evidentemente,
nel ritenere di poter proteggersi meglio: da un pericolo
esterno possibile salvarsi con la fuga,
tentare di fuggire dinanzi a un pericolo interno un'impresa difficile.
A conclusione della mia lezione d'allora sull'angoscia, espressi
io stesso il giudizio che questi diversi risultati della
nostra indagine, pur non contraddicendosi fra loro, in certo
qual modo non concordano. L'angoscia, in
quanto stato affettivo, la riproduzione di un
antico evento minaccioso; l'angoscia
al servizio dell'autoconservazione ed un segnale di nuovo pericolo;
sorge sia da libido divenuta in qualche modo non utilizzabile, sia nel
processo di rimozione; viene sostituita e, per
cos dire, legata psichicamente dalla formazione di
sintomi... si ha la sensazione che manchi qui un qualcosa
che dai vari pezzi tragga un tutto unitario .
Signore e Signori, quella scomposizione della personalit psichica in un Super-io, un Io e un Es, di cui vi ho parlato nell'ultima lezione, ci obbliga altres a un nuovo orientamento nel problema dell'angoscia. Con la tesi che l'Io l'unica sede di angoscia, che soltanto l'Io pu produrre e provare angoscia, abbiamo conquistato una nuova e salda posizione, viste dalla quale varie circostanze assumono un altro aspetto. E invero non sapremmo che senso avrebbe parlare di unangoscia dell'Es" o attribuire al Super-io la facolt di impaurirsi. Per contro, abbiamo accolto come un'auspicata corrispondenza il fatto che le tre principali forme di angoscia - l'angoscia reale, quella nevrotica e quella morale - possono essere senza sforzo messe in relazione con le tre forme di dipendenza dell'Io: dal mondo esterno, dall'Es e dal Super-io. Con questa nuova concezione, inoltre, balza in primo piano la funzione dell'angoscia come segnale, annunciante una situazione di pericolo (nozione che non ci era estranea in precedenza) mentre ha perso d'interesse il problema di che materiale sia fatta l'angoscia, e i rapporti fra angoscia reale e angoscia nevrotica si sono chiariti e semplificati in maniera sorprendente. Va infine rilevato che adesso comprendiamo i casi apparentemente complicati di formazione d'angoscia meglio di quelli ritenuti semplici. Recentemente abbiamo infatti ricercato come sorga l'angoscia in certe fobie che classifichiamo nell'isteria d'angoscia, scegliendo casi in cui era presente la tipica rimozione degli impulsi di desiderio derivanti dal complesso edipico. In base alle nostre aspettative, avremmo dovuto trovare che l'investimento libidico della madre in quanto oggetto si trasformasse in angoscia per effetto della rimozione e comparisse quindi, sotto forma sintomatica, riferito a un sostituto del padre. Non posso descrivervi i singoli passi di una ricerca di questo tipo; baster dire che il risultato sorprendente, fu l'opposto di quanto ci aspettavamo. Non era la rimozione a creare l'angoscia, bens l'angoscia esisteva sin da prima; l'angoscia produceva la rimozione! Ma di che specie di angoscia poteva trattarsi? Solo della paura per un minaccioso pericolo esterno, ossia di un'angoscia reale. E' vero che il fanciullo provava angoscia di fronte a una richiesta postagli dalla sua libido - in questo caso di fronte all'amore per la propria madre, - cos che effettivamente era un caso di angoscia nevrotica; ma tale innamoramento gli appariva come un pericolo interno (al quale doveva sottrarsi rinunciando a quell'oggetto) solo perch esso evocava una situazione di pericolo esterno. E in tutti i casi esaminati abbiamo ottenuto lo stesso risultato. Confessiamo pure che non ci aspettavamo che un pericolo pulsionale interno condizionasse e preparasse una situazione reale di pericolo esterno. Non abbiamo ancora detto, tuttavia, quale sia il pericolo reale che il bambino teme come conseguenza del suo innamoramento per la madre. E' il castigo dell'evirazione, la perdita del membro. Naturalmente obietterete che questo non un pericolo reale. I nostri maschietti non vengono evirati per il fatto di essere innamorati della madre nella fase del complesso edipico. Ma le cose non sono cos semplici. Innanzitutto, non questione che l'evirazione venga realmente praticata; il punto che si tratta di un pericolo minacciante dall'esterno e che il bambino ci crede. Ha qualche motivo per comportarsi cos, poich durante la sua fase fallica, all'epoca del suo primo onanismo, lo si minaccia abbastanza spesso di tagliargli il membro e qualsiasi accenno a questo castigo destinato a trovare in lui un rafforzamento filogenetico. La nostra ipotesi che nei primordi della famiglia umana l'evirazione venisse realmente eseguita sul maschio in fase di sviluppo dal padre geloso e crudele, e che la circoncisione, la quale presso i primitivi tanto spesso una componente del rito della pubert, ne sia un residuo ben riconoscibile. Sappiamo quanto ci scostiamo con ci dall'opinione generale, ma non per questo rinunciamo a tenere per fermo che la paura dell'evirazione uno dei motori pi frequenti e pi forti della rimozione e quindi della formazione delle nevrosi. Il nostro convincimento si tramutato in certezza dopo che abbiamo analizzato alcuni casi di ragazzi ai quali era stata praticata, per terapia o come castigo per la masturbazione, non certo l'evirazione, bens la circoncisione (casi non del tutto infrequenti nella societ anglo- americana). A questo punto, verrebbe la tentazione di addentrarci pi a fondo nel complesso di evirazione, ma preferiamo attenerci al nostro tema. La paura dell'evirazione non , naturalmente, l'unico motivo della rimozione; intanto, ovvio che non trova posto presso le donne, le quali hanno anch'esse un complesso di evirazione, ma non possono avere alcuna paura di venire evirate. In suo luogo subentra, nell'altro sesso, la paura della perdita d'amore, che visibilmente una prosecuzione dell'angoscia del lattante allorch sente la mancanza della madre. E' facile capire quale reale situazione di pericolo sia indicata da questa angoscia. Se la madre assente o ha tolto al bambino il suo amore, questi non pi sicuro del soddisfacimento dei suoi bisogni e si trova eventualmente esposto alle pi penose sensazioni di tensione. Non affatto da respingere l'idea che questi fattori determinanti l'angoscia ripetano alle radici la situazione dell'angoscia originaria della nascita, la quale signific pure, ovviamente, una separazione dalla madre. Anzi, se seguite il ragionamento di Ferenczi, potete aggiungere anche la paura dell'evirazione, poich la perdita del membro maschile ha come conseguenza l'impossibilit di un ricongiungimento con la madre, o col suo sostituto, nell'atto sessuale. Vi accenno, per inciso, che la tanto frequente fantasia del ritorno nel grembo materno il sostituto di questo desiderio di coito. Ci sarebbero qui tante cose interessanti e tanti nessi sorprendenti da porre in risalto, ma non posso esorbitare dall'ambito di un'introduzione alla psicoanalisi, mi limiter a farvi notare che qui le ricerche psicologiche si spingono fino ai fatti biologici. A Otto Rank, cui la psicoanalisi debitrice di molti ottimi contributi, spetta anche il merito di avere accentuato vigorosamente l'importanza dell'atto della nascita e della separazione dalla madre. Noi tutti per altro, trovammo impossibile accettare le estreme illazioni che egli ha tratto da questo fattore per la teoria delle nevrosi e persino per la terapia analitica. Il nucleo della sua teoria - che l'esperienza angosciosa della nascita il modello di tutte le successive situazioni di pericolo, - egli l'aveva trovato gi pronto. Soffermiamoci un momento su tali situazioni di pericolo: possiamo dire che ogni et dello sviluppo comporta in effetti una determinata condizione d'angoscia a essa adeguata, ossia una data situazione di pericolo. Allo stadio della primitiva immaturit dell'Io corrisponde il pericolo dell'inermit psichica, alla mancanza di autosufficienza dei primi anni dell'infanzia il pericolo della perdita dell'oggetto (ossia dell'amore), alla fase fallica il pericolo dell'evirazione e, infine, al periodo di latenza la paura del Super-io, la quale occupa una posizione particolare. Col progredire dello sviluppo le vecchie condizioni dell'angoscia dovrebbero venire a cadere, poich le situazioni di pericolo corrispondenti perdono importanza a causa del rafforzamento dell'Io. Ma questo avviene soltanto in maniera assai imperfetta. Molte persone non sanno superare la paura della perdita d'amore, non diventano mai abbastanza indipendenti dall'amore degli altri e, sotto questo aspetto continuano a comportarsi in modo infantile. La paura del Super-io non dovrebbe normalmente aver fine, poich indispensabile nei rapporti sociali come angoscia morale, e solo in rarissimi casi il singolo pu diventare indipendente dalla comunit umana. Anche alcune delle vecchie situazioni di pericolo riescono a sussistere in epoche successive modificando tempestivamente le condizioni d'angoscia. Cos, ad esempio, il pericolo dell'evirazione persiste sotto la maschera di fobia della sifilide. E' vero che quando uno adulto sa che l'evirazione per aver accondisceso ai desideri sessuali non pi un castigo usato, ma ha appreso d'altro canto che tale libert pulsionale minacciata da gravi malattie. Non c' alcun dubbio che coloro che definiamo nevrotici restano infantili nel loro comportamento di fronte al pericolo e non hanno superato condizioni d'angoscia ormai non pi valide. Vi prego di considerare questo un contributo effettivo alla caratterizzazione dei nevrotici; quanto a dire perch le cose stiano cos, non un discorso facile. Spero che non abbiate perso il filo e vi ricordiate ancora che siamo intenti a indagare le relazioni fra angoscia e rimozione. A questo proposito abbiamo appreso due cose nuove: primo, che l'angoscia produce la rimozione, e non viceversa, come ritenevamo; e secondo, che una situazione pulsionale temuta risale, in ultima istanza, a una situazione esterna di pericolo. La domanda che si pone subito dopo sar: come ci rappresentiamo ora il processo di rimozione sotto l'influenza dell'angoscia? A mio avviso cos: l'Io s'accorge che il soddisfacimento di una richiesta pulsionale che sta destandosi rievocherebbe una delle situazioni di pericolo che ben ricorda. Questa carica pulsionale deve quindi venire in qualche modo repressa, revocata, neutralizzata. Sappiamo che l'Io ci riesce se forte e ha incluso la spinta pulsionale nella sua organizzazione. Nel caso contrario (che sfocer nella rimozione) la spinta pulsionale appartiene ancora all'Es e l'Io si sente debole. L'Io ricorre allora a una tecnica che in fondo identica a quella del pensiero normale. Pensare un agire a mo' di esperimento con piccole quantit di energia, un po' come gli spostamenti delle bandierine sulla carta geografica che il comandante fa prima di mettere in moto le sue truppe. L'Io anticipa dunque il soddisfacimento della spinta pulsionale sospetta e le d modo di riprodurre le sensazioni spiacevoli che accompagnano l'inizio della temuta situazione di pericolo. Con ci scatta l'automatismo del principio di piacere-dispiacere, il quale ora effettua la rimozione della spinta pulsionale pericolosa. "Altol! non riusciamo pi a seguirla", mi gridate. Avete ragione, ci manca qualcosa perch il ragionamento fili. Innanzitutto, vero che ho tentato di tradurre nel linguaggio del nostro pensiero normale ci che in realt dev'essere un processo che non n conscio n preconscio, che ha luogo fra importi energetici in un substrato non rappresentabile. Ma questa non una forte obiezione, giacch non si pu fare diversamente. Importa soprattutto distinguere chiaramente, nel caso della rimozione, tra quello che avviene nell'Io e quello che avviene nell'Es. Quello che fa l'Io, l'abbiamo appena detto: compie un investimento sperimentale e ridesta l'automatismo di piacere-dispiacere mediante il segnale d'angoscia. Successivamente sono possibili parecchie reazioni o un loro misto variamente combinato. O l'attacco d'angoscia si sviluppa in pieno e l'Io si ritira completamente di fronte all'eccitamento sconveniente; oppure, al posto dell'investimento sperimentale, oppone all'eccitamento un controinvestimento, il quale si congiunge all'energia dell'impulso rimosso per formare il sintomo; ovvero il controinvestimento viene accolto nell'Io come formazione reattiva, come rinforzo di determinate disposizioni, come alterazione permanente. Quanto pi lo sviluppo d'angoscia pu venir limitato a un mero segnale, tanto pi l'Io pu impegnarsi nelle reazioni di difesa, le quali equivalgono a un vincolo psichico del rimosso e tanto maggiormente, anche, il processo si avvicina a una rielaborazione normale, pur senza raggiungerla. C' qui un punto su cui vogliamo aprire una breve parentesi. Voi stessi vi siete certamente gi fatti l'idea che quella cosa difficile a definirsi chiamata "carattere" sia da ascriversi totalmente all'Io. Su ci che crea il carattere, abbiamo gi scoperto insieme qualcosa. Innanzitutto l'incorporazione della prima istanza parentale come Super-io, ed questo il tratto senz'altro pi importante, decisivo; quindi le identificazioni dell'epoca successiva con entrambi i genitori e con altre persone influenti, e le medesime identificazioni come sedimenti di relazioni oggettuali abbandonate. Aggiungiamo adesso, quali immancabili contributi alla formazione del carattere, le formazioni reattive che l'Io acquisisce, dapprima, nelle sue rimozioni, e pi tardi, con mezzi pi normali, respingendo spinte pulsionali indesiderate. Torniamo ora indietro e occupiamoci dell'Es. Non tanto facile indovinare che cosa avvenga della spinta pulsionale combattuta nel corso della rimozione. Il nostro interesse, ovviamente, volto al problema dello sbocco dell'energia o carico libidico di questo eccitamento: come viene impiegato? Ricorderete che la precedente ipotesi era che proprio esso venisse trasformato in angoscia ad opera della rimozione. Oggi non ci sentiamo pi di dirlo, e la nostra modesta risposta sar piuttosto che probabilmente il suo destino non sempre uguale. Probabilmente, fra il processo svoltosi a un certo momento nell'Io e quello avvenuto nell'Es relativamente all'impulso rimosso, esiste una intima corrispondenza, che dovrebbe essere possibile scoprire. Da quando infatti abbiamo fatto intervenire nella rimozione il principio di piacere-dispiacere, destato dal segnale d'angoscia, le nostre previsioni non possono pi essere le stesse. Questo principio domina incondizionatamente i processi dell'Es. Possiamo essere certi che produrr mutamenti radicali nella spinta pulsionale qui coinvolta. Non costituir per noi una sorpresa che la rimozione abbia conseguenze molto differenti, pi o meno estese. In taluni casi la spinta pulsionale rimossa pu mantenere la sua carica libidica, pu continuare a sussistere immutata nell'Es, seppure sotto la costante pressione dell'Io; altre volte sembra subire una completa distruzione, mentre la sua libido viene convogliata definitivamente su altri binari. Ero d'avviso che cos avviene nel caso della risoluzione normale del complesso edipico, il quale, in questo caso auspicabile, non viene dunque semplicemente rimosso bens distrutto nell'Es. L'esperienza clinica ci ha ulteriormente mostrato che in molti casi, invece dell'esito consueto della rimozione, ha luogo una degradazione della libido, una regressione dell'organizzazione libidica a uno stadio precedente. Naturalmente questo pu avvenire solo nell'Es e, se accade, solo sotto l'influsso dello stesso conflitto che viene introdotto dal segnale d'angoscia. L'esempio pi evidente di questo genere dato dalla nevrosi ossessiva, nella quale regressione libidica e rimozione agiscono congiuntamente. Signore e Signori, temo che il mio discorso vi sembrer difficile e che non vi sfuggir quanto poco esauriente esso sia. Mi rincresce dover suscitare il vostro scontento, ma non posso pormi altro scopo che quello di darvi un'impressione generale circa la natura dei nostri risultati e le difficolt della loro elaborazione. Quanto pi profondamente ci addentriamo nello studio dei processi psichici, tanto pi ne riconosciamo l'abbondanza e la complessit. Pi di una formula che all'inizio ci sembrava adeguata, si rivelata pi tardi insufficiente. Per parte nostra, non ci stanchiamo di modificarle e di migliorarle. Nella lezione sulla teoria del sogno, vi ho condotti in un campo nel quale in quindici anni non aveva avuto luogo quasi alcuna nuova scoperta; qui, in materia di angoscia, vedete tutto in fase di evoluzione e di trasformazione. Finora queste novit non sono nemmeno state studiate a fondo e forse anche per questo la loro esposizione presenta difficolt. Persistete! presto potremo abbandonare il tema dell'angoscia; non affermo che allora esso sar esaurito con nostra piena soddisfazione, ma sperabile che saremo giunti un po' pi avanti e che, strada facendo, avremo acquisito ogni sorta di nuove conoscenze. Adesso, per esempio, lo studio dell'angoscia ci d lo spunto per aggiungere una nuova pennellata alla nostra descrizione dell'Io. Abbiamo detto che l'Io debole rispetto all'Es, che ne il fedele servitore, intento a eseguirne gli ordini e a soddisfarne le richieste. Non intendiamo ritrattare questa frase. Ma d'altra parte, questo Io pur sempre la parte dell'Es meglio organizzata, orientata verso la realt. Non dobbiamo esagerare troppo la distinzione fra i due, n essere sorpresi se l'Io, da parte sua, influisce sui processi dell'Es. Ritengo che l'Io esplichi questo influsso mettendo in azione il quasi onnipotente principio di piacere-dispiacere per mezzo del segnale d'angoscia. Per la verit, immediatamente dopo, esso mostra di nuovo la sua debolezza, poich rinuncia, con l'atto della rimozione, a una parte della sua organizzazione e deve permettere che la spinta pulsionale rimossa rimanga permanentemente sottratta al suo influsso. E adesso un'ultima osservazione riguardo al problema dell'angoscia. L'angoscia nevrotica si trasformata nelle nostre mani in angoscia reale, in angoscia di fronte a determinate situazioni esterne di pericolo. Ma non possiamo fermarci qui; dobbiamo ancora fare un passo, che sar per un passo indietro. Ci chiediamo che cosa sia propriamente ci che pericoloso, temuto in tali situazioni di pericolo. Evidentemente non il danno alla persona valutabile in senso oggettivo, che potrebbe non avere rilevanza sul piano psicologico, bens ci che da esso deriva alla vita psichica. La nascita, ad esempio, il nostro modello dello stato d'angoscia, difficilmente pu essere considerata di per s un danno, bench il pericolo di danneggiamenti non sia da escludere. Nella nascita, come in ogni situazione di pericolo, l'essenziale che essa provoca nell'esperienza psichica uno stato di tesa eccitazione, che viene avvertito come dispiacere e che non pu essere dominato mediante discarico. Chiamiamo un tale stato, di fronte al quale gli sforzi del principio di piacere falliscono, momento TRAUMATICO. Siamo cos giunti, attraverso la sequenza "angoscia nevrotica - angoscia reale - situazione di pericolo", alla semplice proposizione: ci che temuto, l'oggetto dell'angoscia, ogni volta la comparsa di un momento traumatico, che non pu venir eliminato come richiederebbe il principio di piacere. Comprendiamo subito che l'essere dotati del principio di piacere non basta ad assicurarci contro danneggiamenti oggettivi, bens solo contro una determinata offesa alla nostra economia psichica. Dal principio di piacere alla pulsione di autoconservazione il cammino ancora lungo; le intenzioni di entrambi sono lungi dal coincidere sin dall'inizio. Vediamo per anche qualcos'altro, e forse questa la soluzione che cerchiamo, ossia che qui si tratta, ovunque, di un problema di quantit relative. Solo la grandezza della somma di eccitamento trasforma un'impressione in fattore traumatico, paralizza la funzione del principio di piacere, conferisce il suo significato alla situazione di pericolo. E se cos stanno le cose, se la soluzione di questi enigmi cos prosaica, perch non dovrebbe essere possibile che siffatti momenti traumatici si verifichino nella vita psichica senza riferimento alle situazioni di pericolo da noi ipotizzate, che in essi, quindi, l'angoscia non venga destata come segnale, ma sorga ex novo con una nuova motivazione? L'esperienza clinica asserisce con certezza che le cose stanno realmente cos. Solo le rimozioni successive mostrano il meccanismo da noi descritto, nel quale l'angoscia viene risvegliata come segnale di una precedente situazione di pericolo; le prime e originarie rimozioni sorgono direttamente da fattori traumatici nell'incontro dell'Io con una richiesta libidica eccessiva, formano ex novo la loro angoscia, seppure secondo il modello della nascita. La stessa cosa pu valere per lo sviluppo d'angoscia nella nevrosi d'angoscia a causa di un'offesa somatica recata alla funzione sessuale. Non affermeremo pi che in questo caso sia la libido stessa a venir trasformata in angoscia. Ma non vedo alcuna obiezione contro una duplice origine dell'angoscia: una volta come diretta conseguenza del momento traumatico, un'altra come segnale che minaccia il ripetersi di un simile fattore.
Signore e Signori,
non c' altro che dobbiate
ascoltare sull'angoscia e certamente ne sarete lieti.
Ma non illudetevi: quel che segue sar altrettanto ostico.
Ho intenzione di condurvi oggi stesso sul terreno della teoria della libido
o dottrina delle pulsioni, che ci riserba parimenti parecchie novit.
Non crediate che qui abbiamo fatto grandi
progressi, di cui dobbiate assolutamente
prendere atto anche a costo di fatiche da parte
vostra. No, in questo campo lottiamo faticosamente per acquisire
orientamenti e conoscenze, e vi chiedo
soltanto di essere testimoni del nostro sforzo. Anche
qui devo rifarmi a parecchie cose che vi ho riferito in precedenza.
La dottrina delle pulsioni , per cos dire, la nostra
mitologia. Le pulsioni sono entit
mitiche, grandiose nella loro indeterminatezza.
Non possiamo prescinderne, nel nostro lavoro, un solo istante
e nel contempo non siamo mai sicuri di coglierle chiaramente.
Voi sapete come il pensiero popolare le consideri: suppone
che esistano tante pulsioni diverse quante occorrono in quel
dato momento: una pulsione di autoaffermazione,
una di imitazione, una di gioco, una di socialit
e molte altre simili; esso, per cos dire,
le assume, fa fare a ognuna il
suo particolare lavoro e poi le congeda nuovamente.
Avevamo sempre avuto il sospetto che dietro a queste molte piccole pulsioni
prese a prestito si nascondesse qualcosa di serio e di
potente, cui fosse opportuno avvicinarci con cautela. Il nostro
primo passo fu piuttosto modesto. Ci dicemmo che probabilmente
non sbagliavamo cominciando col distinguere due pulsioni principali,
o specie di pulsioni o gruppi di pulsioni, secondo i due grandi
bisogni: la fame e l'amore. Bench
di solito noi difendiamo gelosamente l'indipendenza della
psicoanalisi da ogni altra scienza, qui ci troviamo
tuttavia a cozzare con l'irrefutabile fatto biologico
secondo cui il singolo essere vivente
serve due intenti, l'autoconservazione e la conservazione
della specie, che sembrano indipendenti l'uno dall'altro e che,
per quanto ne sappiamo, non hanno ancora trovato
una derivazione comune, e i cui interessi sono spesso fra loro
in contrasto nella vita animale. Questo significa,
in realt, fare della psicologia biologica, studiare i fenomeni
psichici in concomitanza con processi
biologici. Rappresentanti di questa concezione sono le "pulsioni
dell'Io" e le "pulsioni sessuali", che furono
da noi introdotte in psicoanalisi.
Fra le prime annoverammo tutto ci che ha attinenza con la conservazione,
l'affermazione e l'espansione della persona. Alle seconde ci
venne spontaneo attribuire la variet
che scaturisce dalla vita sessuale infantile e da quella perversa. Man
mano che investigando le nevrosi riconoscemmo nell'Io
il potere che limita e rimuove e nelle tendenze sessuali
ci che viene limitato e rimosso,
credemmo di toccare con mano non solo la diversit,
ma anche il conflitto fra i due gruppi di pulsioni. Oggetto
del nostro studio furono dapprima le pulsioni sessuali, la cui energia
chiamammo "libido". In relazione a esse cercammo di chiarirci le
idee intorno al problema di che cosa sia una pulsione e che cosa le si
possa attribuire. E' qui che si colloca la teoria della libido. Una pulsione
si differenzia dunque da uno stimolo per il fatto che trae origine da fonti
di stimolazione interne al corpo, agisce come
una forza costante e la persona non le si pu sottrarre con
la fuga, come possibile di fronte allo stimolo esterno.
Nella pulsione si possono distinguere: fonte, oggetto e meta. La fonte
uno stato di eccitamento nel corpo, la meta l'eliminazione di
tale eccitamento; lungo il percorso dalla fonte alla meta la
pulsione diviene psichicamente attiva. Noi ce la rappresentiamo
come un certo ammontare di energia, che
preme verso una determinata direzione. Da questo premere gli
deriva il nome di "pulsione". Si parla di pulsioni "attive"
e "passive", ma si dovrebbe dire pi esattamente: mete pulsionali
attive e passive, poich anche per raggiungere
una meta passiva occorre un certo dispendio
di attivit. La meta pu essere raggiunta
nel proprio corpo; di regola per
si inserisce un oggetto esterno, ove la pulsione
raggiunge la sua meta esterna; la meta interna rimane sempre
la stessa, cio il
cambiamento corporeo percepito come
soddisfacimento. Non siamo riusciti a chiarire se la relazione con la fonte
somatica conferisca alla pulsione una specificit,
e quale. Secondo quanto attesta l'esperienza analitica,
un fatto indubbio che spinte pulsionali originate da una fonte si associano
a quelle derivanti da altre fonti e ne condividono
l'ulteriore destino, e che in genere un soddisfacimento pulsionale
pu venir sostituito da un altro. Confessiamo tuttavia di
saperne ben poco. Anche la relazione della pulsione
con la meta e con l'oggetto ammette variazioni: entrambi possono essere
scambiati con altri, pur essendo pi facilmente allentabile
la relazione con l'oggetto. Un certo tipo
di modificazione della meta e di scambio
dell'oggetto, in cui entrano in considerazione i nostri
valori sociali, da noi designata come
"sublimazione". Oltre a ci, abbiamo anche motivo di distinguere
pulsioni che sono "inibite nella meta", ossia
spinte pulsionali, provenienti da fonti ben note e con meta inequivocabile,
che per si arrestano lungo il cammino verso
il soddisfacimento, cos che viene a formarsi un investimento
oggettuale duraturo e una persistente
tendenza affettiva. Di questo genere ,
per esempio, la tenerezza nei confronti di altri, che
muove indubbiamente dalle fonti del bisogno sessuale
e invariabilmente rinuncia a soddisfarlo. Vedete in che
misura gli attributi e le vicissitudini delle pulsioni
sfuggano ancora alla nostra comprensione. Vedete
per esempio un'ulteriore differenza fra pulsioni sessuali e
pulsioni di autoconservazione, che sarebbe della massima importanza teorica
se riguardasse i due gruppi nel loro insieme Le pulsioni sessuali
ci colpiscono per la loro plasticit, per la capacit
di cambiare le proprie mete, per la loro intercambiabilit,
secondo cui un certo soddisfacimento pulsionale
pu essere sostituito da un altro, nonch
per la loro differibilit, della quale le pulsioni inibite
nella meta costituiscono un buon esempio.
Ci farebbe comodo negare alle pulsioni di autoconservazione queste qualit
e dire di esse che sono inflessibili, indifferibili, imperative
in un modo del tutto diverso e che
hanno un rapporto affatto differente con
la rimozione e con l'angoscia. Ma un attimo di riflessione
ci dice che sarebbe un errore attribuire
questa posizione eccezionale a tutte le pulsioni dell'Io, poich
spetta solo alla fame e alla sete ed evidentemente
fondata su una peculiarit delle fonti di
tali pulsioni. In buona parte questa impressione fuorviante
deriva dal fatto che non
abbiamo considerato separatamente quali modificazioni subiscano le
spinte pulsionali originariamente appartenenti all'Es sotto
l'influsso dell'Io organizzato. Un terreno pi
solido ci offre l'esame del modo in cui la vita pulsionale
al servizio della funzione sessuale.
Qui le cognizioni acquisite sono assolutamente probanti
e d'altronde non costituiscono una novit per voi. Non esiste una
pulsione sessuale che sia fin dall'inizio portatrice di una tendenza verso
la meta della funzione sessuale, cio il congiungimento
delle due cellule sessuali. Riscontriamo, invece,
un gran numero di pulsioni parziali, provenienti
da diversi punti e regioni del corpo, che tendono al soddisfacimento
in modo abbastanza indipendente l'una dall'altra e
che trovano tale soddisfacimento in qualcosa che possiamo
chiamare "piacere d'organo". I genitali rappresentano
l'ultima fra queste "zone erogene", e al loro piacere
d'organo spetta incontestabilmente il nome di piacere "sessuale". Non tutti
questi impulsi tendenti al
piacere vengono accolti nell'organizzazione
definitiva della funzione sessuale. Alcuni di essi vengono eliminati
come inutilizzabili, mediante rimozione o in qualche altro
modo; altri vengono deviati dalla loro meta nella singolare maniera
precedentemente menzionata e impiegati per rafforzare
altri impulsi; altri ancora vengono mantenuti in ruoli secondari
e servono all'esecuzione di atti introduttivi,
alla produzione di piacere preliminare. Avete gi
sentito come in questa evoluzione che si
protrae a lungo si possano riconoscere parecchie fasi di organizzazione
provvisoria, e come la storia della funzione
sessuale ne spieghi le aberrazioni e le atrofie. Noi chiamiamo ORALE
la prima di queste fasi "pregenitali", perch, in conformit
al modo in cui il lattante viene nutrito, la zona erogena
orale domina tutto ci che si pu
chiamare l'attivit sessuale di questo periodo della vita.
In un secondo stadio si fanno innanzi
gli impulsi SADICI E ANALI, certamente
in connessione con la comparsa dei denti,
l'irrobustirsi della muscolatura e il controllo delle funzioni
sfinteriche. Su questo appariscente stadio dello
sviluppo abbiamo appreso molti particolari
interessanti. Come terza appare la fase FALLICA, nella quale il membro
maschile - e ci che gli corrisponde nella bambina - acquista
in entrambi i sessi un'importanza che non sar
pi possibile trascurare. Abbiamo riservato il nome di fase
GENITALE all'organizzazione sessuale definitiva, che si stabilisce
dopo la pubert, e dove finalmente
il genitale femminile trova il riconoscimento
che quello maschile aveva gi da
lungo tempo ottenuto. Tutto questo solo una scialba ripetizione,
e non crediate che, se c' qualcosa che non ho pi
menzionato, non sia pi valido: la ripetizione mi era necessaria
per riallacciare a essa il resoconto dei progressi successivi. Questi ci
sono stati, eccome!, proprio intorno alle prime organizzazioni
della libido, ed stata colta con maggior chiarezza l'importanza
di cose gi risapute; e di tutto ci
vi dar qualche saggio. Abraham ha dimostrato che nella fase
sadico-anale si possono distinguere due stadi. Nel primo di
essi prevalgono tendenze distruttive: annientare, perdere;
nel successivo tendenze favorevoli agli oggetti:
conservare e possedere. A met della
fase sadico-anale compare dunque per la prima volta il riguardo per l'oggetto,
che prelude a un successivo investimento amoroso. Altrettanto
giustificata ci appare una simile suddivisione
per la prima fase, quella orale. Nel primo stadio di essa si
tratta soltanto dell'incorporazione orale e manca
ogni ambivalenza nella relazione con l'oggetto, che
il seno materno. Il secondo stadio, contraddistinto dalla
comparsa dell'attivit del mordere, pu
essere definito "sadico-orale"; esso presenta per la prima volta i fenomeni
dell'ambivalenza, che diventano poi tanto pi
evidenti nella successiva fase sadico- anale. Il
valore di queste nuove
distinzioni appare particolarmente quando si ricercano
nello sviluppo della libido i punti di predisposizione per
certe nevrosi, come la nevrosi ossessiva
o la melanconia. Riandate con la memoria,
a questo proposito, a ci che abbiamo appreso circa
la connessione fra fissazione della libido, predisposizione
e regressione. Il nostro atteggiamento riguardo
alle fasi dell'organizzazione della libido ha subto qualche variazione.
Se prima accentuavamo soprattutto come ognuna di esse venga a cessare
prima che subentri la seguente, adesso la nostra
attenzione va ai fatti che ci mostrano quanto di ciascuna fase
precedente permanga accanto e dietro le strutturazioni
successive acquistando un suo posto durevole nell'economia
della libido e nel carattere della persona. Ancora pi significativi
e importanti sono gli studi che ci hanno mostrato con quale frequenza,
in condizioni patologiche, avvengano regressioni a fasi anteriori, e come
determinate regressioni siano caratteristiche di determinate forme di malattia.
Ma su questo non posso dilungarmi, poich
di pertinenza di una psicologia specifica delle
nevrosi. Abbiamo potuto studiare le trasformazioni delle
pulsioni e i processi analoghi, particolarmente
nell'erotismo anale, ovvero negli eccitamenti provenienti
dalle fonti della zona erogena anale, e
ci ha sorpreso la molteplicit degli
impieghi cui approdano tali spinte pulsionali. Forse sbarazzarsi
del disprezzo che nel corso dell'evoluzione ha colpito
questa zona non riesce facile. Bene ha fatto,
quindi, Abraham a ricordarci che embriologicamente
l'ano corrisponde alla bocca primitiva, la quale emigrata
in basso, fino all'estremit dell'intestino. Secondo
quanto abbiamo appreso, dopo che le feci, gli escrementi,
hanno perso il loro valore, questo interesse pulsionale derivante
dalla fonte anale passa su oggetti che possono essere offerti in dono.
E a ragione, perch le feci furono il primo dono che
il lattante pot fare, sono ci
di cui egli si priv per amore verso la persona
che aveva cura di lui. Dopodich, in modo completamente
analogo al cambiamento di significato nell'evoluzione linguistica, questo
antico interesse per le feci si converte nella stima per l'oro
e per il denaro, ma d parimenti
il suo contributo all'investimento affettivo del
bambino e del pene. Secondo la convinzione comune a tutti i
bambini, i quali persistono a lungo nella teoria cloacale,
il bambino viene partorito dall'intestino come un escremento; la
defecazione il modello dell'atto della nascita.
Anche il pene ha per il suo precursore nella
colonna delle feci, che riempie e stimola il tubo mucoso dell'intestino.
Quando il bambino, abbastanza malvolentieri, ha preso atto che ci
sono esseri umani che non possiedono il pene, questo membro
gli appare come qualcosa di staccabile
dal corpo e acquista un'inconfondibile analogia con l'escremento,
che fu il primo pezzo di materia corporea al quale fu necessario rinunciare.
Una grande porzione dell'erotismo anale
viene cos trasferita in un investimento
del pene, ma l'interesse per questa parte del corpo ha,
oltre a quella erotico-anale, una radice orale forse ancora
pi potente: infatti, dopo la cessazione dell'allattamento,
il pene diventa anche l'erede del capezzolo materno. E' impossibile
raccapezzarsi nelle fantasie, nelle associazioni influenzate
dall'inconscio, nel linguaggio sintomatico
degli uomini, se non si conoscono queste
relazioni profonde. Feci- denaro-dono-bambino-pene vengono qui trattati
come se avessero lo stesso significato e anche
adombrati in simboli comuni. Non dimenticate, inoltre,
che ho potuto darvi soltanto ragguagli molto incompleti. Posso
forse aggiungere, in fretta, che
anche l'interesse per la vagina, il quale
si desta pi tardi, essenzialmente
di origine erotico-anale. Non
c' da meravigliarsene, essendo la
vagina stessa, secondo una felice espressione di Lou
Andreas-Salom, "tolta a nolo" alla
parte terminale
dell'intestino; nella vita degli omosessuali,
i quali non hanno compiuto un certo tratto dello sviluppo sessuale, essa
nuovamente rappresentata dal retto. Nei sogni appare
spesso un locale che prima era un vano unico e
ora diviso in due da una parete, o anche viceversa.
Con ci inteso sempre il rapporto della
vagina con l'intestino. Possiamo anche seguire agevolmente come
avvenga che nella fanciulla il desiderio,
per nulla femminile, di possedere un pene, si muti normalmente
nel desiderio di un bambino e poi di un uomo quale portatore del pene e
donatore del bambino, cos che anche qui diviene evidente come una
parte di ci che in origine
era un interesse erotico-anale trova accoglienza
nella organizzazione genitale successiva. Nel corso di questi studi sulle
fasi pregenitali della libido sono emerse alcune nuove cognizioni
sulla formazione del carattere. Abbiamo notato
una triade di qualit che assai spesso ricorrono congiunte:
amore dell'ordine, parsimonia e ostinazione;
e dall'analisi di individui di questo tipo abbiamo dedotto
che si foggiano tali qualit perch il
loro erotismo anale stato assorbito
e utilizzato in modo diverso. Parliamo perci
di un "carattere anale", ove fiorisce questa singolare combinazione,
e lo poniamo fino a un certo punto in contrasto con l'erotismo anale immodificato.
Un rapporto analogo, ma forse ancora pi fondato, abbiamo
trovato fra l'ambizione e l'erotismo uretrale. A questo
nesso, curiosamente si allude
nella leggenda secondo cui Alessandro Magno nacque nella
stessa notte in cui un Erostrato qualunque
incendi per pura vanagloria l'ammiratissimo tempio di Artemide
in Efeso. Quasi che agli antichi non fosse sfuggita la
connessione! Sapete infatti quanto l'urinare abbia a che fare con
il fuoco e con lo spegnere il fuoco. Naturalmente, ci aspettiamo
che anche altre qualit del carattere risultino
essere in modo analogo sedimenti o formazioni reattive di determinate
strutture libidiche pregenitali, bench non possiamo ancora dimostrarlo.
E' giunto il momento di riprendere l'ordine storico e il nostro tema cominciando dai problemi pi generali della vita pulsionale. Alla base della nostra teoria della libido c'era innanzitutto l'antitesi fra pulsioni dell'Io e pulsioni sessuali. Allorch, pi tardi, cominciammo a studiare l'Io pi da vicino e giungemmo alla concezione del narcisismo, a questa distinzione venne a mancare il terreno. In alcuni rari casi, infatti, possibile osservare che l'Io prende s stesso come oggetto, comportandosi come se fosse innamorato di s medesimo (di qui il termine "narcisismo", attinto alla leggenda greca), ma questa solo l'estrema esagerazione di uno stato di cose normale: si perviene a comprendere che l'Io sempre il principale serbatoio di libido, dal quale scaturiscono gli investimenti libidici degli oggetti e nel quale gli stessi ritornano, mentre la parte maggiore di questa libido rimane costantemente nell'Io. Si ha dunque una continua conversione di libido dell'Io in libido oggettuale e di libido oggettuale in libido dell'Io. Ma allora le due non possono differire quanto a natura, allora non ha senso distinguere fra l'energia dell'una e quella dell'altra, e si pu rinunciare al termine "libido" o usarlo come sinonimo di energia psichica in genere. Non siamo rimasti a lungo su questa posizione. Il nostro presentimento iniziale, che esista un'antitesi entro la vita pulsionale, presto riuscito a precisarsi meglio e diversamente. E' questa una novit nella teoria delle pulsioni, sulla cui origine preferisco non soffermarmi; dir solo che anch'essa si basa essenzialmente su considerazioni biologiche. Ve la esporr sotto forma di prodotto finito. Noi supponiamo che ci siano due specie essenzialmente diverse di pulsioni: quelle sessuali, intese nel senso pi ampio - l'Eros, se preferite questa denominazione, - e quelle aggressive, la cui meta la distruzione. A sentirvelo dire cos, stenterete a ravvisarvi una novit; sembra un tentativo di trasfigurare teoricamente la banale antitesi fra amore e odio, che forse coincide con quell'altra polarit di attrazione- repulsione che la fisica suppone per il mondo inorganico. Eppure, stranamente, questa affermazione viene percepita da molti come un'innovazione; meglio ancora, come un'innovazione affatto indesiderata, che dovrebbe essere eliminata il pi presto possibile. Suppongo che in questo rifiuto si faccia sentire un forte momento affettivo. Perch anche noi abbiamo impiegato tanto tempo prima di deciderci a riconoscere una pulsione aggressiva? perch per la nostra teoria non abbiamo utilizzato senza esitare fatti che stanno alla luce del sole e sono noti a tutti? Probabilmente avremmo incontrato scarsa resistenza se avessimo attribuito una pulsione simile agli animali, ma includerla nella costituzione umana sembra un sacrilegio, contrasta con molti presupposti religiosi e con molte convenzioni sociali. No, l'uomo dev'essere per natura buono o quanto meno bonario. Se, all'occasione, si mostra brutale, violento, crudele, si tratta di turbamenti transitori della sua vita emotiva, in maggior parte provocati, forse solo conseguenza degli ordinamenti sociali inadeguati che egli si dato fino a quel momento. Purtroppo ci che la storia ci tramanda e che noi stessi abbiamo sperimentato non depone in questo senso, ma giustifica piuttosto il giudizio che la fede nella "bont" dell'umana natura una di quelle tristi illusioni da cui gli uomini si aspettano che la loro vita risulti abbellita e alleviata, mentre in realt non provocano che danni. Inutile, per noi continuare questa polemica, poich non abbiamo arguito la presenza nell'uomo di una speciale pulsione aggressiva e distruttiva in seguito agli insegnamenti della storia e all'esperienza della vita, ma questo avvenuto sulla base di considerazioni generali, alle quali ci ha condotto l'esame dei fenomeni del sadismo e del masochismo. Come sapete, parliamo di sadismo quando il soddisfacimento sessuale legato alla condizione che l'oggetto sessuale soffra dolori, maltrattamenti e umiliazioni; di masochismo quando si sente il bisogno di essere questo stesso oggetto maltrattato. Sapete anche che un certo pizzico di queste due tendenze contenuto nel normale rapporto sessuale, e che le definiamo perversioni quando respingono le altre mete sessuali in secondo piano e mettono al loro posto le proprie mete. Non vi sar sfuggito nemmeno che il sadismo da porsi in pi stretta relazione con la virilit e il masochismo con la femminilit, come se esistesse qui una segreta affinit, bench debba dirvi subito che su questa strada non siamo andati oltre. Sadismo e masochismo sono entrambi, per la teoria della libido, fenomeni enigmatici, il masochismo in modo del tutto particolare; e rientra assolutamente nella norma che ci che per una teoria costituisce la pietra dello scandalo risulti poi la pietra angolare di quella che la sostituisce. Crediamo dunque che il sadismo e il masochismo ci offrano due eccellenti esempi di mescolanza delle due specie di pulsioni, l'Eros e l'aggressivit; e avanziamo l'ulteriore ipotesi che questo rapporto sia tipico, che tutte le spinte pulsionali che possiamo studiare siano composte di tali miscugli o leghe delle due specie di pulsioni. Naturalmente, miscugli nelle proporzioni pi varie. Le pulsioni erotiche apporterebbero nel composto la variet delle loro mete sessuali, mentre le altre ammetterebbero solo attenuazioni e gradazioni della loro tendenza monotona. Con questa ipotesi ci dischiudiamo la prospettiva di indagini che assumeranno un giorno grande importanza per la comprensione di certi processi patologici. Ci perch i miscugli possono anche disgregarsi e a tali scomposizioni pulsionali possono essere attribuite le pi gravi conseguenze per la funzione. Ma questi punti di vista sono ancora troppo nuovi perch qualcuno abbia finora tentato di utilizzarli nel lavoro. Ritorniamo, in particolare, al problema postoci dal masochismo. Se prescindiamo per il momento dalla sua componente erotica, esso ci conferma che esiste una tendenza avente come meta l'autodistruzione. (Ne deriva che, se anche per la pulsione distruttiva vero che l'Io - ma qui intendiamo piuttosto l'Es, l'intera persona - originariamente racchiude in s tutte le spinte pulsionali, il masochismo pi antico del sadismo e il sadismo la pulsione distruttiva rivolta verso l'esterno, la quale acquista cos il carattere di aggressivit). Un certo che dell'originaria pulsione distruttiva pu rimanere ancora all'interno; sembra che la nostra percezione lo possa afferrare solo a queste due condizioni: quando si collega con le pulsioni erotiche a formare il masochismo, o quando si rivolge contro il mondo esterno in forma di aggressivit, con una pi o meno grande aggiunta di erotismo. Ci si presenta subito la possibilit che l'aggressivit non trovi soddisfacimento nel mondo esterno, perch si imbatte in ostacoli reali, e ci domandiamo che cosa accadrebbe. In tal caso forse si ritirer, andr ad accrescere l'autodistruttivit predominante all'interno. Vedremo che avviene realmente cos e quanto sia importante questo processo. Aggressivit impedita sembra significare una grave offesa. E' realmente come se dovessimo distruggere qualche altra cosa o persona per non distruggere noi stessi, per preservarci dalla tendenza all'autodistruzione. Una triste rivelazione, certo, per il moralista! Ma il moralista si consoler, per molto tempo ancora, con l'inverosimiglianza delle nostre speculazioni. Una strana pulsione, questa, che rivolta alla distruzione della propria dimora organica! I poeti, vero, parlano di simili cose, ma i poeti sono irresponsabili, godono del privilegio della licenza poetica. Indubbiamente idee simili non sono estranee neppure alla fisiologia, per esempio quella relativa alla mucosa dello stomaco che si digerisce da s. Si deve per ammettere che questa nostra pulsione autodistruttiva ha bisogno di un pi ampio sostegno. Non si pu certo azzardare un'ipotesi di tale portata semplicemente perch alcuni poveri pazzi hanno vincolato il loro soddisfacimento sessuale a una strana condizione. Per parte mia, ritengo che uno studio approfondito delle pulsioni ci dar quello che ci occorre. Le pulsioni non governano soltanto la vita psichica, ma anche quella vegetativa, e queste pulsioni organiche si distinguono per un tratto caratteristico che merita il nostro pi vivo interesse (soltanto pi tardi potremo giudicare se questo sia un carattere generale delle pulsioni): esse rivelano, cio, una tendenza che si adopera a ristabilire uno stato precedente. E' lecito supporre che, iniziando dal momento in cui tale stato, gi raggiunto, viene turbato, sorga una pulsione tendente a ricostituirlo, la quale provoca fenomeni che possiamo designare come coazione a ripetere. Cos tutta l'embriologia non che un esempio di coazione a ripetere. La facolt di formare di nuovo organi perduti si estende molto in alto nella scala animale, e la pulsione a risanare, alla quale, accanto agli ausili terapeutici, dobbiamo le nostre guarigioni, potrebbe essere il residuo di questa capacit tanto sviluppata negli animali inferiori. Le migrazioni dei pesci nella stagione della fregola, forse i voli degli uccelli, ed eventualmente tutto ci che designiamo come manifestazione dell'istinto negli animali, avviene sotto l'imperativo della coazione a ripetere, la quale esprime la NATURA CONSERVATIVA delle pulsioni. Anche nel campo psichico non abbiamo bisogno di cercarne a lungo le manifestazioni. Ci ha colpito il fatto che durante il lavoro analitico le esperienze dimenticate e rimosse dell'infanzia si riproducono in sogni e in reazioni, in particolar modo durante la traslazione, bench la loro rievocazione sia in contrasto con l'interesse del principio di piacere; e noi ce lo siamo spiegati supponendo che in questi casi vi sia una coazione a ripetere superiore, perfino, al principio di piacere. Qualcosa di analogo si pu osservare anche fuori dell'analisi. Ci sono persone che nella loro vita ripetono sempre, senza correggersi, le medesime reazioni a loro danno, o che sembrano addirittura perseguitate da un destino inesorabile, mentre un pi attento esame rivela che sono esse, a propria insaputa, che si creano questo destino. In tal caso attribuiamo alla coazione a ripetere un carattere "demoniaco". Ma in che modo questo tratto conservativo delle pulsioni pu contribuire alla comprensione della nostra autodistruttivit? Quale stato precedente vorrebbe ristabilire una simile pulsione? Per cercare la risposta non dobbiamo andare lontano e ci si dischiudono nuovi orizzonti. Ammesso che una volta - in tempi immemorabili e in un modo che non si pu rappresentare - la vita abbia avuto origine da materia inanimata, allora, stando al nostro presupposto, deve essere sorta una pulsione che vuole abolire la vita, ristabilire lo stato inorganico. Se in questa pulsione ravvisiamo l'autodistruttivit della nostra ipotesi, dobbiamo concepire questa distruttivit come espressione di una pulsione di morte, che non pu mancare in alcun processo vitale. E ora le pulsioni nelle quali crediamo si dividono in due gruppi: quelle erotiche, che vogliono sempre pi conglobare la sostanza vivente in maggiori unit, e quelle di morte, che si oppongono a questa aspirazione e riconducono ci che vivente allo stato inorganico. Dall'azione congiunta e opposta di entrambe scaturiscono i fenomeni della vita, ai quali mette fine la morte. Forse scrollerete le spalle: "Questa non scienza della natura, filosofia, la filosofia di Schopenhauer". E perch mai, Signore e Signori, un audace pensatore non dovrebbe aver indovinato ci che una spassionata e faticosa ricerca di dettaglio conferma? E d'altronde, tutto gi stato detto una volta, e molti prima di Schopenhauer hanno detto una cosa simile. E infine, quel che diciamo non neanche l'autentico Schopenhauer. Noi non affermiamo che la morte sia l'unico obiettivo della vita, non trascuriamo la vita, accanto alla morte. Riconosciamo due pulsioni fondamentali e lasciamo a ognuna la propria meta. Come entrambe si intreccino nel processo vitale, come la pulsione di morte serva agli intenti dell'Eros, specialmente nel suo volgersi all'esterno in forma di aggressivit, sono compiti che restano affidati all'indagine futura. Noi non andiamo oltre il punto in cui una simile prospettiva rimane aperta. La questione altres se il carattere conservativo sia proprio di tutte le pulsioni indistintamente, se anche le pulsioni erotiche mirino a ripristinare uno stato anteriore quando aspirano a comporre il vivente in pi vaste unit, anche questo un interrogativo che dovr essere da noi lasciato senza risposta.
Ci siamo allontanati un po' dal
nostro punto di partenza. Intendo comunicarvi posticipatamente
da dove abbiamo preso le mosse per questa riflessione sulla teoria
delle pulsioni. E' stato lo stesso movente che ci ha indotti a rivedere
la relazione tra l'Io e l'inconscio, ossia
stata l'impressione, riportata nel lavoro analitico,
che il paziente il quale oppone resistenza molto spesso non ne sappia nulla.
Ma non solo gli inconscio il fatto della resistenza,
lo sono anche i motivi della resistenza. Noi abbiamo dovuto ricercare
questi motivi, o questo motivo, e con nostra
sorpresa lo abbiamo trovato in un forte bisogno di punizione, che
abbiamo potuto classificare solo fra i desideri
masochistici. L'importanza pratica di questa scoperta non
inferiore a quella teorica, poich il bisogno di punizione
il peggior nemico dei nostri sforzi terapeutici. Esso
viene soddisfatto dalla sofferenza collegata alla nevrosi
e per questo si tiene aggrappato alla malattia.
Sembra che questo fattore, il bisogno inconscio
di punizione, sia implicato in ogni affezione nevrotica. Pienamente
convincenti appaiono, a questo proposito, quei casi in
cui la sofferenza nevrotica si fa sostituire da
una sofferenza d'altro genere. Vi riferir un aneddoto di questo
tipo. Una volta mi riusc di liberare una signorina
piuttosto anziana dal complesso di sintomi
che per circa quindici anni l'aveva condannata a
un esistenza tormentosa ed
esclusa dalla partecipazione alla vita. Si
sent guarita e si gett con
entusiasmo a sviluppare i talenti di cui era
non scarsamente dotata, col desiderio
di acquistarsi ancora un po'
di considerazione, di gioia e di successo. Purtroppo ognuno dei suoi
tentativi fin quando le si fece sapere,
o lei stessa si rese conto, che era ormai troppo vecchia per ottenere
dei risultati. Ogni volta, dopo simile conclusione,
la cosa pi ovvia sarebbe stata la ricaduta nella malattia,
ma di questo essa non era pi capace; le accadevano
invece incidenti che per un certo periodo le impedivano qualunque attivit
e la facevano soffrire. Cadeva e si slogava un piede o si feriva
un ginocchio, si faceva male a una mano durante
una qualsiasi occupazione. Dopo che le fu fatto
notare che non era improbabile che lei stessa avesse una parte in
questi casi apparentemente fortuiti, essa cambi
per cos dire tecnica. Invece degli incidenti comparvero nelle
stesse occasioni leggere indisposizioni (catarri,
angine stati influenzali, gonfiori reumatici),
finch finalmente si decise
alla rassegnazione e tutti questi fenomeni vennero a cessare. Sulla
provenienza di questo inconscio bisogno di punizione non
possibile avere dubbi. E' un bisogno che si comporta come un pezzo della
nostra coscienza morale, come la continuazione
di essa nell'inconscio; ha necessariamente
la stessa origine della coscienza morale,
quindi corrisponder a una porzione
di aggressivit che stata interiorizzata e assunta nel
Super-io. Se soltanto non ci fosse una certa contraddizione di termini,
sarebbe senz'altro giustificato a tutti gli
effetti pratici chiamarlo "inconscio senso di colpa". Teoreticamente
siamo in dubbio se supporre che tutta l'aggressivit
rifluita dal mondo esterno venga vincolata dal Super-io e quindi
rivolta contro l'Io, oppure che una parte di essa svolga
la sua muta e inquietante attivit
nell'Io e nell'Es come libera
pulsione distruttiva. Una distribuzione di questo tipo
pi probabile, tuttavia su questo argomento
non ne sappiamo di pi. Al momento dell'istituzione del Super-io,
quella porzione di aggressivit contro i genitori alla quale
il bambino non poteva trovare uno sfogo verso l'esterno, a causa
sia della sua fissazione amorosa, sia delle
difficolt esterne, ha certo trovato impiego
al fine di dotare questa istanza; ed per
questo che non indispensabile che la severit del
Super-io corrisponda semplicemente
alla rigorosit dell'educazione. E' possibilissimo
che, in successive occasioni ove occorra reprimere l'aggressivit,
la pulsione prenda la stessa via che le era stata aperta in quel momento
decisivo. Gli individui in cui questo inconscio senso di colpa
strapotente si rivelano nel trattamento analitico essere quelli
con reazione terapeutica negativa, cosa tanto fastidiosa
per la prognosi. Quando si comunica loro
la soluzione di un sintomo, alla quale normalmente dovrebbe seguire
la sua scomparsa almeno temporanea, essi rispondono con
una momentanea intensificazione del sintomo e della sofferenza. Spesso
basta lodarli per il loro comportamento nella cura, esprimere
alcune parole di speranza sul progresso dell'analisi,
perch inconfondibilmente si sentano subito peggio. Chi non
analista direbbe che manca loro la "volont di guarire"; seguendo
il modo di pensare analitico, vedremo
in questo comportamento l'espressione dell'inconscio senso di colpa,
ove la malattia, con le sue sofferenze e i suoi impedimenti,
appunto desiderata. I problemi sollevati dall'inconscio senso
di colpa, le sue relazioni con la morale, con la pedagogia, con la
criminalit e con l'infanzia trascurata sono attualmente
il campo di lavoro preferito degli psicoanalisti. Qui, in un punto
inaspettato, dal mondo psichico sotterraneo irrompiamo
in piazza. Non posso condurvi oltre,
ma prima di congedarmi, per oggi da voi devo intrattenervi ancora
con alcune considerazioni. Abbiamo preso l'abitudine
di dire che la nostra civilt costruita a spese di
tendenze sessuali inibite dalla societ,
che vengono in parte rimosse, ma in parte
sono rese utilizzabili per nuove mete. Siamo ormai d'accordo che
nonostante tutto il nostro orgoglio per le nostre conquiste culturali,
non ci riesce facile assolvere le richieste di questa civilt, sentirci
a nostro agio in essa, perch le limitazioni pulsionali
imposteci significano per noi un grave onere psichico.
Ebbene, ci che abbiamo riconosciuto valido
per le pulsioni sessuali vale in uguale e forse
maggior misura per le altre pulsioni,
quelle aggressive. Sono queste soprattutto che
rendono difficile la convivenza degli uomini e che ne
minacciano la continuit; la limitazione
della propria aggressivit il primo
e forse pi difficile sacrificio che la societ
deve esigere dal singolo. Abbiamo appreso
in quale ingegnosa maniera sono state domate le impennate.
L'istituzione del Super-io, che attira su di s
i pericolosi impulsi aggressivi, introduce in certo
qual modo un presidio nei luoghi ove bolle la sommossa. Per contro, da
un punto di vista puramente psicologico, si deve riconoscere che
l'Io non si sente a suo agio quando viene cos sacrificato
ai bisogni della societ, quando deve
sottostare alle tendenze distruttive dell'aggressivit
che avrebbe volentieri esercitato contro altri. E' come
una continuazione sul terreno della psiche
di quel dilemma, "mangiare o essere mangiato" che domina il
mondo della vita organica. Per fortuna le
pulsioni aggressive non sono mai sole, sono sempre combinate con
quelle erotiche. A queste ultime spetta in larga
misura di mitigare e di prevenire, nell'mbito della civilt
creata dall'uomo.